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	<title>Clima Meteo 24 &#187; ticino</title>
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	<description>Il portale sul tempo che fà e sul clima che cambia</description>
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		<title>Alluvione del 1978</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 22:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Scolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meteo]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
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		<description><![CDATA[La peggiore delle alluvioni che sconvolse il canton Ticino e la vicina Italia del Nord si verificò nella notte tra il 7 e l'8 agosto del 1978.

Dopo alcune belle giornate estive, contraddistinte da clima caldo-afoso un'intensa perturbazione temporalesca raggiunse le nostre regioni, si trattò di un fronte freddo che improvvisamente inalzò con forza il calore e l'umidità che ristagnò per giorni nei bassi strati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La peggiore delle alluvioni che sconvolse il canton Ticino e la vicina Italia del Nord si verificò nella notte tra il 7 e l’8 agosto del 1978. Dopo alcune belle giornate estive, contraddistinte da clima caldo-afoso un’intensa perturbazione temporalesca raggiunse le nostre regioni, si trattò di un fronte freddo che improvvisamente inalzò con forza il calore e l’umidità che ristagnò per giorni nei bassi strati. La giornata del 7 agosto si presentò alquanto monacciosa già dal mattino, <span id="more-203"></span>il cielo entro tardo pomeriggio divenne nero come la pece, il vento soffiava tempestoso, basti pensare che i tendoni dei campeggi volarono a chilometri di distanza, si faceva persino fatica a camminare.</p>
<p>Dopo le 18.00 del 7 agosto iniziò a piovere, fu un’autentico diluvio che interessò il canton Ticino, la Val Vigezzo e i Grigioni della Svizzera Italiana e durò fino a notte fonda, in alcune ore si accumularono circa 600 litri per metro cubo nelle vallate del versante Sud Alpino.</p>
<p>Per comprendere l’entità delle precipitazioni temporalesche bastì pensare al fiume Maggia che ancora non era arginato, portava verso la foce circa 3800000 litri d’acqua al secondo.</p>
<p>A stralipare non fu soltanto il fiume Maggia, ma bensì molti altri corsi fluviali, fiume Ticino compreso, portando morte e distruzione.</p>
<p>I veicoli venivano portate via come fruscelli mentre fuori dalla porta di molte abitazioni vi era otre 1 metro di acqua che non lasciò alcuna via di scampo a molte persone.</p>
<p>Il mattino seguente alla luce del sole si presentò uno scenario devastante, automobili posate sulle cime degli alberi, abitazioni devastate, strade impraticabili e sopratutto vi furono molti dispersi.</p>
<p>Quella notte persero la vita 5 persone solo nel Locarnese e i danni ammontarono a oltre 200 milioni di franchi.</p>
<p>Benchè siano passati oltre 30 anni da quel tragico evento il ricordo resta ancora in parte presente a testimonianza di come questi eventi, fortunatamente rari, lascino un segno diraturo non solo sul territorio, ma anche nella percezione della società.</p>
<p>Molto è cambiato da allora: le conoscenze scentifiche di base, gli stumenti tecnici e i modelli numerici di previsione, la gestione e l’uso del territorio, i metodi e le strategie di pronto intervento.</p>
<p>Esiste un’altra tipologia di alluvione più frequente ma fortunatamente meno devastante, sono eventi che si verificano nell’arco di diversi giorni come accadde durante l’alluvione del 1993 e del 2000 date non dallo sralipamento dei fiumi, ma bensì dall’esondazione del lago.</p>
<p>Forse qualcuno si sarà gia chiesto ascoltanto al telegiornale che dopo una grave alluvione avvenuta in Ticino, la piena del PO non arriva contemporaneamente al periodo di alluvione, ma bensì dopo alcune settimane. Il motivo di ciò, per ciò che concerne il lago maggiore: sta nel fatto che le acque vengono “bloccate” a fondo Toce, uno scorrimento delle acque regolato da una diga. In genere le esondazioni dei fiumi del Nord Italia, tanto dipendono dall’andamento pluviometro che si può registrare qui a ridosso delle alpi. In riferimento alla grande alluvione del ottobre 2000, dopo prolungate piogge torrenziali, che provocarono il rigonfiamento “pauroso” dei grossi corsi fluviali, questi si riversarono nel lago maggiore, provocandone un esondazione.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2008/11/geo_nordItalia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2853" alt="geo_nordItalia" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2008/11/geo_nordItalia-300x192.jpg" width="300" height="192" /></a></p>
<p>La superficie d’acqua si inalzò di parecchi metri, allaganto Locarno, Ascona e tutto il piano di magadino. Intanto le piogge dopo una settimana continuarono a cadere incessanti, a salvare letteralmente la situazione, fu un abbassamento delle temperature e di conseguenza del limite delle nevicate, grazie a questo fattore, ne diminui la portata dell’acqua a valle.</p>
<p>Le dighe tennero la grossa pressione indotte dal fatto che entrava più acqua di quel che ne usciva, ecco perchè quella alluvione fece paura.</p>
<p>Quando i quantitativi di acqua provenienti dai corsi fluviali, diminuirono gradualmente, favorito da un periodo di qualche giorno di tregua, aprirono le diga a Fondo Toce, che aumentandone la portata d’acqua del fiume Ticino, abbasso gradualmente il livello del lago maggiore. Il fiume Ticino attraversa il piano di magadino nel cantone Svizzero, per ripartire da Fondo Toce in fondo al lago maggiore e infine sfociare nel fiume Po.</p>
<p>Le grando esondazioni dei fiumi del Nord Italia, in definitiva non dipendono tanto dalle precipitazioni li presenti, ma bensì dalle abbondanti precipitazioni che in tempi di alluvioni, si riversano per giorni o settimane, lungo le vallate del versante sud alpino, che gonfiando grossi corsi fluviali, si riversano a loro volta nel fiume Po. Il fatto che la piene principale del Po si verifichi anche dopo settimane dall’alluvione vera e propria, sta dunque nel fatto che sovente tutto il processo viene regolato e controllato grazie all’ausilio delle dighe che in genere costeggiano le espremità dei grandi laghi prealpini, ciò viene fatto per ovvie ragioni di sicurezza e per limitare il più possibile ingenti danni per la Valpadana.</p>
<p>Possiamo facilmente intuire che questa tipologia di alluvione possono essere meglio previste e sopratutto gestite con maggior facilità limitanto danni a cose e e sopratutto a persone.</p>
<p>Immagine in archivio tratta da: Meteosvizzera</p>
<p>Flavio Scolari</p>
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		<title>Temporali di neve, un fenomeno piuttosto raro.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 16:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Scolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meteo]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[temporali]]></category>
		<category><![CDATA[ticino]]></category>

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		<description><![CDATA[I temporali invernali accompagnati da nevicate fin sulle pianure sono certamente uno dei fenomeni più suggestivi, nel canton Ticino accadde durante la serata del 19 febbraio 2006.

In genere i temporali si formano quando l'aria al suolo riesce a scaldarsi a tal punto da produrre un moto ascendente (termica), la "bolla" d'aria calda salendo verso l'alto tende ad espandersi e a raffreddarsi di conseguenze in quanto la densità dell'aria diminuisce considerevolmente con l'altezze all'interno della troposfera, ossia fin verso i 12000 metri di altezza sopra le nostre medie latitudini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I temporali invernali accompagnati da nevicate fin sulle pianure sono certamente uno dei fenomeni più suggestivi, nel canton Ticino accadde durante la serata del 19 febbraio 2006. In genere i temporali si formano quando l&#8217;aria al suolo riesce a scaldarsi a tal punto da produrre un moto ascendente (termica), la &#8220;bolla&#8221; d&#8217;aria calda salendo verso l&#8217;alto tende ad espandersi e a raffreddarsi di conseguenze in quanto la densità <span id="more-199"></span>dell&#8217;aria diminuisce considerevolmente con l&#8217;altezze all&#8217;interno della troposfera, ossia fin verso i 12000 metri di altezza sopra le nostre medie latitudini.</p>
<p>In raffreddamento dell&#8217;aria favorisce la saturazione del vapore acqueo che si condensa in nubi a partire da una certa altezza: da ricordare infatti che il limite di saturazione del vapore acqueo lo si raggiunge quando il tasso di umidità relativa raggiunge il 100% che a sua volta è il risultato finale del rapporto tra la temperatura effettiva e la concentrazione del vapore acqueo presente nell&#8217;aria ad una certa altezza, questo determina il limite di saturazione del vapore acqueo quando condensa in nubi.</p>
<p>Tuttavia la condensazione del vapore acqueo in nubi sprigiona energia termica, nota anche come calore latante, il che tende a dar maggior vigore al moto ascendente preesistente favorendo di conseguenza la crescita verticale delle nubi, se come sovente accade in estate il riscaldamento al suolo risultava fin dall&#8217;inizio abbastanza forte, le nubi saranno in grado di crescere verticalmente fino agli strati superiori della troposfera, fino raggiungere la tropopausa.</p>
<p>Sopra i circa 13000 metri di quota prende inizio la stratosfera che resenta un gradiente termico verticale inverso a quello che si riscontra all&#8217;interno della troposfera, dunque la temperatura torna a salire con la quota, poichè l&#8217;ozono presente in questa porzione di atmosfera assorbe la radiazione UV solare in grado di far salire le temperature dai -54°C dei 13000 metri (dato medio) ai circa -5°C a circa 50 km di altezza (dato medio), motivo per il quale anche le nubi temporalesche note come Cumulonembis non crescono verticalmente oltre la tropopausa, ma bensì la nube tende ad appiattirsi alla sua sommità formando il classico incudine del Cumulonembo.</p>
<p>Tuttavia per valutare una situazione di stabilità, bisogna anche prendere in considerazione la temperatura della massa d&#8217;aria sovrastante, una situazione stabile e media la si riscontra quando la temperatura cala dfi 6,5°C ogni km di altezza, un minor raffreddamento della colonna d&#8217;aria con l&#8217;altezza corrisponde ad una situazione di stabilità atmosferica con condizioni anticicloniche o in presenza di un fronte caldo.</p>
<p>Viceversa un maggior raffreddamento dell&#8217;aria con l&#8217;altezza corrisponde ad una situazione di instabilità atmosferica poichè l&#8217;aria sottostante risulta molto più calda e dunque leggera rispetto a quella sovrastante, di conseguenza tende a risalire favorendo la formazione di nubi a sviluppo verticale che in situazioni con forti contrasti termici tra le basse quote e le quote superiori, possono dar vita a dei temporali.</p>
<p>Tali condizioni sono più tipicamente associate ai fronti freddi, ossia quando una massa d&#8217;aria fredda avanzando ripiazza una massa d&#8217;aria più calda preesistente al suolo inalzandola di conseguenza con forza, viceversa ai fronti caldi che sono prodotti da una massa d&#8217;aria calda che avanza sopra uno strato di aria più fredda presente al suolo.</p>
<p>In genere i temporali sono un fenomeno più tipico dei mesi estivi, poichè durante la fredda stagione con sole basso all&#8217;orizzonte e le giornate molto corte il terreno non può scaldarsi più di quel tanto, ragione per cui non si creano quasi mai le condizioni d&#8217;instabilità sufficienti per lo sviluppo dei temporali.</p>
<p>Vi è però un caso in cui l&#8217;instabilità dell&#8217;atmosfera può aumentare molto anche d&#8217;inverno: quando ad alta quota arriva aria molto, molto fredda, di solito direttamente dalle zone polari.</p>
<p>Anche in queste situazioni i temporali che ne risultano al Sud delle Alpi temporali sono perlopiù deboli, come appunto è stato il caso della serata di domenica 19 febbraio.</p>
<p>Si i temporali di neve sono un fenomeno piuttosto raro a Sud delle Alpi, deversamente è la situazione a Nord delle Alpi o nei paesi più Settentrionali.</p>
<p>In queste regioni risultano molto più frequenti le discese di aria fredda in quota e ne risultano maggiormente esposte trovandosi a Nord della catena Alpina, motivo per la quale in queste i temporali invernali si sviluppano con maggior frequenza.</p>
<p>La sera del 19 febbraio 2006 la perturbazione che attraversò le nostre regioni fu di tipo fronte freddo, alla quota dei 500 hPa (5500 metri di quota) la temperatura calò improvvisamente dai -25°C ai -30°C in breve tempo.</p>
<p>L&#8217;arrivo di aria così fredda produsse una destabilizzazione dell&#8217;atmosfera, la differenza di temperatura tra gli 850 hPa (1500 metri di quota) e i 500 hPa (5500 metri di quota) ha raggiunto valori di circa 30°C, un divario termico sufficiente allo sviluppo di moti convettivi con conseguenti temporali malgrado si misurarono 0°C sulle pianure del Sopraceneri.</p>
<p>Certamente una certa instabilità atmosferica permase anche i giorni seguenti, con conseguente sviluppo di brevi rovesci e temporali di neve durante le ore centrali della giornata.</p>
<p>In totale caddero circa 50 cm di neve fresca nella giornata del 19 febbraio 2006.</p>
<p>Tale fenomeno seguì le intense nevicate che tra il 27 e il 28 gennaio interessarono le regioni della Svizzera Italiana, in tale occasione le nevicate furono causate dalla presenza di un minimo depressionario in prossimità della Sardegna.</p>
<p>Dopo diverse giornate di tempo stabile caratterizzato da una robusta area di alta pressione sull&#8217;Europa Nord Orientale, dell&#8217;aria molto fredda affluì ripetutamente da Est negli strato bassi della troposfera.</p>
<p>La depressione che pose fine a tutta una serie di belle giornate sopraggiunse da Nord Est e con una traiettoria piuttosto anomala diretta verso Sud Ovest, raggiungendo la Francia ed il Mediterraneo Occidentale.</p>
<p>Con questo sviluppo dei centri di pressione, si formarono delle correnti da Sud-Sud Est cheiniziarono a far affluire dell&#8217;aria umida in direzione del versante Sud Alpino dove si svoluppò una situazione di sbarramento, mentre nel Nord Ovest dell&#8217;Italia si crearono le cosidette aree di resistenza, ossia &#8220;cuscinetti&#8221; di aria molto fredda nei bassi strati in seguito alle affluenze fredde da Est in gardo di far scendere il limite delle nevicate a basse quote o fin sulle pianure.</p>
<p>Le prime nevicate iniziarono nel corso di Giovedi 27 gennaio nel Sottoceneri, data l&#8217;aria molto fredda presente, la neve si presentò leggera e piuttosto polverosa anche in pianura, in seguito se assistette ad un aumento dell&#8217;intensità delle nevicate nella notte su Venerdi 28 gennaio.</p>
<p>Le nevicate proseguirono coppiose e abbondanti fino alla notte su Sabato 29 gennaio, prima di cessare definitivamente sabato mattina.</p>
<p>Tuttavia n seguito le precipitazioni ripresero già dopo alcune ore anche se con minor intensità, malgrado si assistette ad un inalzamento del limite inferiore delle nevicate fin verso 1500 metri.</p>
<p>In totale caddero fin sulle pianure 95 cm di neve fresca nel Sottoceneri, mentro nel Sopraceneri i quantitativi furono leggermente più modesti con circa 75 cm di neve fresca.</p>
<p>Un evento paragonabile a quello del 1985 quando si misurarono ben 80 cm di neve in pianura.</p>
<p>Immagini tratte da: Meteosvizzera.</p>
<p>Flavio Scolari</p>
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