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	<title>Clima Meteo 24 &#187; ceneri</title>
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	<description>Il portale sul tempo che fà e sul clima che cambia</description>
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		<title>La principale minaccia per la nostra specie</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 12:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Scolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[ceneri]]></category>
		<category><![CDATA[eruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è parlato molto dell’attività vulcanica in Islanda in questi giorni, tuttavia vi è un’altro vulcano tenuto costantemente sotto controllo poichè in grado di provocare un’eruzione esplosiva di enorme portata, sto citando il noto Supervulcano dello Yellowstone.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato molto dell’attività vulcanica in Islanda in questi giorni, tuttavia vi è un’altro vulcano tenuto costantemente sotto controllo poichè in grado di provocare un’eruzione esplosiva di enorme portata, sto citando il noto Supervulcano dello Yellowstone. Da alcuni mesi nel parco nazionale dello Yellowstone si registra un’aumento preoccupante dell’attività sismica, basta pensare che nell’arco di 2 settimane (dal 17 gennaio al 03 febbraio 2010) si sono registrate ben oltre 2000<span id="more-1924"></span> scosse sismiche comprese tra i 2,5 e i 4 gradi Richter, sempre in questi ultimi mesi sembra sia aumentata anche l’attività dei Gayser a tal punto che alcune aree sono state chiuse al pubblico mentre la bolla di magma posta sopra la caldera si sta gradualmente gonfiando a tal punto che la superficie sul fondale del lago si è rigonfiata (di 13 cm in questi ultimi 6 anni). Secondo gli esperti il rigonfiamento che riguarda principalmente la porzione Settentrionale e le zone periferiche dell’enorme cratere sotterraneo è indotto dal fatto che un’enorme massa di roccia fusa fluisce all’interno di una camera magmatica colmandola, si tratta di un processo che potrebbe andare avanti anche per anni o addirittura per alcuni decenni, si fatto non si conosce quanto questo processo possa proseguire prima di innescare una nuova eruzione o se l’afflusso di roccia fusa sarà destinato a terminare inibendo la possibilità di un’eruzione a breve termine e favorendo un riassestamento del sottosuolo, fatto sta che questo spiegherebbe anche l’aumento delle attività idrotermali e l’aumento delle attività sismiche nell’area del parco nazionale dello Yellowstone. Ricordo che mediamente la caldera dello Yellowstone erutta ogni circa 600000 anni e l’ultima eruzione risale a 640000 anni fa, dunque nulla esclude che possa tornare in attività in un futuro neanche molto lontano. Ovviamente è impossibile stabilire quando erutterà e non può essere stabilito unicamente alla base dei numerosi sciami sismici che si osservano quotidianamente, bisogna considerare inoltre che sono ancora in fase di approfondimento gli studi delle dinamiche interne di questi “mostri” in grado di cambiare radicamente le condizioni climatiche e ambientali di tutto il mondo, tuttavia l’aumento di queste attività interne del supervulcano e i cambiamenti dei flussi magmatici all’interno delle camere sottostanti la caldera, sono fattori che destano effettivamente un pò di preocupazioni. Molti vulcanologi della zona tranquillizzano che per ora non vi è nulla di qui preoccuparsi seriamente, ma è bene sottoloneare il fatto che non si può prevedere quando un’eruzione vulcanica avrà luogo, forse si intende dire che “va tutto bene” finchè il vulcano non erutta, lo Yellowstone essendo una caldera posta sotto la crosta terrestre a 8 km di profondità potrebbe non dare chiari ed evidenti segnali che preannunciano un’imminente eruzione vulcanica con giorni di anticipo, diversamente ai vulcani posti in superficie e aventi una bocca vulcanica visibile. Effettivamente non vi sono ancora stati fattori che lasciano presagire un’eruzione a brevissima scadenza, è anche vero che di sciami sismici se ne sono sempre verificati, tuttavia come detto in 16 giorni si sono verificate 2000 scosse di terremoto, mentre in undici giorni l’anno scorso se ne sono misurate 813 nello stesso periodo dell’anno, seguì una fase dove le scosse sismiche diminuirono. Dal 1923 il suolo sovrastante la caldera è risalito di 74 centimetri (di qui 13 cm negli ultimi 6 anni), dovuto alla bolla di magma sovrastante la caldera che lentamente si gonfia. Anche con questo non significa che il vulcano stia per eruttare a brevissima scadenza considerando che a più riprese anche in passato si sono verificati rigonfiamenti e “sgonfiamenti” del suolo dovuto ai movimenti interni del magma. L’area dello Yellowstone è costantemente monitorata da satelliti e rilevatori che servono per meglio rilevare eventuali segnali che possono preannunciare un’imminente eruzione a brevissima scadenza (che possono seguire l’evento con poche ore di anticipo), inoltre come detto la conoscenza dei processi interni di questi enormi vulcani sono ancora oggi oggetto di studio ed è impossibile accertare che l’eruzione avrà o non avrà luogo entro un certo termina, se così non fosse non rappresenterebbe una reale minaccia. Di per sè statisticamente sarebbe già dovuto eruttare circa 40000 anni fa seguendo la scadenza con il quale questa caldera ha eruttato in passato. Dunque nulla esclude che noi potremo assistere a tale evento.</p>
<p>L’anno scorso girava la notizia della fuoriuscita di lava dal sottosuolo il che preannunciava un’eruzione a breve scadenza, successivamente si stabili la non veriticità della notizia allarmistica, se realmente un’eruzione tale possa essere anticipata con l’emissione di lava dal sottosuolo questo nessuno può saperlo, di per sè è risaputo che una caldera di un Supervulcano si presenta come una sorta di pentola a pressione, dove la pressione aumenta fintanto che non raggiunge un punto critico in grado di far innescare un’eruzione di colossali dimensioni. Gli effetti sarebbero di enorme portata, qualcosa come 8000 chilometri cubi di ceneri e materiali piroclastici verrebbero sparate nell’atmosfera distruggendo ogni forma di vita nell’area di centinaia di chilometri dal vulcano. Tutto il Nord America risentirebbe della caduta di almeno 1 centimetro di cenere, le condizioni climatiche e ambientali cambierebbero drasticamente in tutto il mondo, considera che l’eruzione del Supervulcano Lago Toba, paragonabile allo Yellowstone, comportò un calo delle temperature globali di oltre 5°C portando molte speci viventi, essere umani compresi, sull’orlo di un’estinzione, dovremmo insomma fare i conti con un lungo inverno vulcanico o addirittura una breve glaciazione, dalla durata di diverse decine di anni. Quando esplode un supervulcano gli effetti sono paragonabili ad un’impatto cometale di grosse dimensioni (dal diametro di alcune decine di chilometri). Una futura eruzione dello Yellowstone non credo sia in grado di portare la nostra specie all’estinzione e qui probabilmente non avremmo pesanti conseguenze dirette all’eruzione stessa, tuttavia con gli effetti secondari indotti sul clima, ne risentirebbe il nostro stile di vita. Fare inutile allarmismo e dare per scontato proiezioni apocalittiche è sbagliato, tuttavia trovo altrettanto sbagliato non tenere affatto in considerazione questa eventualità.</p>
<p>Aggiornamento riguardo alla situazione in Islanda:</p>
<p>Anche se certamente non rappresenta una minaccia per l’umanità, in questi giorni resta sotto stretta osservazione l’attività vulcanica in Islanda. Riguardo all’Islanda effettivamente la situazione resta precaria, se si dovesse risvegliare Katla o altri vulcani adiacenti, sicuramente ne risentiremo sul clima sopratutto qui in Europa, difficile tuttavia definire in che misura. In passato eruzioni come quelle del Laki o di Katla comportò ad una ricaduta di ceneri sull’Europa per mesi e in misura ben superiore a quanto avvenuto i giorni scorsi. Basti pensare che quando eruttò Laki le navi dovettero restare in porto in Inghilterra e in diverse altre regioni Nord Europee per i giorni seguenti all’eruzione data la ridotta visibilità dovuta alla presenza di polveri vulcaniche. L’eruzione inizio l’8 giugno del 1783 e terminò a fine gennaio del 1784 e comportò ad un’aumento considerevole delle precipitazioni temporalesche durante i mesi estivi, seguì un’inverno piuttosto rigido e nevoso. Effetti anche più importanti furono dati dall’ultima eruzione del Katla avvenuta nel 1918. Anche in passato le eruzioni del vulcano Eyjafjallajökull anticiparono quelle del Katla avente dimensioni decisamente superiori (5 o 6 volte maggiore) e in grado di emettere eruzioni decisamente più potenti. Fondamentalmente l’Islanda stessa è un’isola di origine vulcanica, si sarebbe formata con il tempo in seguito all’accumulo di materiale fuoriuscito dalle eruzioni vulcaniche.</p>
<p>Ancora oggi l’Islanda è geologicamente un’area molto interessante e molto attiva, presenta tra i più vasti complessi vulcanici attivi al mondo in quanto presenta sopratutto eruzioni di tipo “fessurale”, ossia il fatto che le eruzioni non avvengono solo all’interno di un’unica bocca vulcanica, ma bensì anche attraverso delle spaccature della crosta terrestre che possono originare diverse bocche vulcaniche in un’unico complesso sotterraneo (camera magmatica). Il Laki e il Katla ne sono un classico esempio, entrambi sono circondati da diversi vulcani più piccoli ed apparentemente distinti, ma facenti parte di un’unico complesso vulcanico in quanto nati a seguito di fratture formatesi durante un’eruzione in passato del vulcano principale. Il vulcano Eyjafjallajökull anche in passato ha sempre anticipato il risveglio del vulcano principale non casualmente, ossia Katla che presenta la stessa camera magmatica di Eyjafjallajökull e di altri vulcani secondari. Dunque se ora dovesse realmente entrare in attività un vulcano posto in prossimità del Laki, si potrebbe temere che anche quest’ultimo entri in eruzione a breve distanza nel tempo, proprio come ora si teme per Katla a seguito dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, che è ancora in corso.</p>
<p>Marsili, un’altro evento potenzialmente pericoloso:</p>
<p>Marsili, il vulcano che potrebbe innescare Tsunami nel mar Tirreno. Si tratta di un’enorme vulcano attivo posto a circa 150 km dalle coste Campane, è considerato il vulcano più grande d’Europa (ecludendo la caldera del Campo Flegrei) e la base si trova a oltre 3000 metri di profondità, mentre la sommità è posta a 450 metri sotto la superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. Marsili alla base dei risultati fatti da una recente campagna di ricerca condotta da Enzo Boschi, presidente dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, risulta essere pericoloso e potrebbe eruttare senza preavviso da un momento all’altro, Enzo Boschi afferma con toni preoccupanti che un’eventuale eruzione del vulcano sottomarino potrebbe creare la caduta di una notevole massa di materiale innescando degli Tsunami che investirebbero le coste del Tirreno, poichè si è potuto constatare che le pareti vulcaniche di Marsili risultano essere molto fragili e dunque facilmente franabili nel caso di un’eruzione. «Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione » spiega Enzo Boschi. Da precisare che non si conosce a fondo la storia del vulcano Marsili e ancora oggigiorno non esiste un centro di monitoraggio in grado di captare evidenti segnali che possano anticipare un’eruzione di Marsili, tuttavia di recente il vulcano ha lanciato a più riprese segnali allarmanti, l’aumento dell’attività idrotermale e la formazione di una nuova grossa camera magmatica, potrebbero essere fattori che precedono un’imminente risveglio del vulcano, inoltre anche in questo caso si registra un’elevata attività sismica in prossimità dell’area di Marsili.</p>
<p>In attesa del Big One:</p>
<p>Scenziati americani hanno stabilito che entro i prossimi 30 anni si verificherà un’evento sismico di enorme intensità, il tanto temuto Big One lungo la faglia di San Andrea che presenterà un magnitudo di almeno 7,5 gradi della scala Richter, anche se il grande sisma potrebbe raggiungere di molto questi valori. Potrebbe trattarsi di un’evento simile o peggiore a quello che colpì Northridge nel 1994 e che provocò 72 vittime e danni per 25 miliardi di dollari. Gli esperti hanno calcolato che questo si verificherà entro i prossimi 30 anni con una probabilità del 97% nel Sud della California e con una probabilità del 95% nel Nord del Paese. “Abbiamo potuto avanzare questa previsione elaborando tutte le possibili informazioni geologiche e storiche della regione, le caratteristiche di tutte le fratture attive che formano la “Faglia di San Andreas” e i movimenti del suolo che con estrema precisione otteniamo attraverso i satelliti Gps”, spiega Thomas Jordan, direttore del Southern California Earthquake Center. Ad essere maggiormente a rischio è il Sud della California, considerando che è l’area che ha visto una minor frequenza e intensità dei terremoti negli ultimi decenni rispetto alla porzione più Settentrionale che vide l’ultimo grande evento nel 1906 a San Franciasco, mentre l’ultimo evento di grosse proporzioni riguardò il Sud del paese nel 1608 e questo aumenta la probabilità di un nuovo evento. In Italia le previsioni non sono altrettanto confortanti stando ai risultati dell’istituto nazionale di geofisica. “Abbiamo studiato tutte le faglie attive della Penisola, ossia quelle che possono originare terremoti, e il risultato è che, entro trent’anni, tra la Campania Meridionale e la Calabria vi siano le condizioni perché si verifichi un grande terremoto, diciamo superiore al sesto grado della scala Richter” spiega il presidente dell’istituto nazionale di geofisica Enzo Boschi.</p>
<p>Flavio Scolari</p>
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		<title>Yellowstone: la minaccia del supervulcano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 16:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Scolari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il parco nazionale dello Yellowstone è noto per i suoi numerosi Geysers, ma sopratutto per la presenza del supervulcano, uno dei pochi oggigiorno ancora attivo, che occupa ben 1/3 dell'intera superficie del parco dello Yellowstone.

Il supervulcano dello Yellowstone misura circa 70 km di lunghezza, 30 km di larghezza ed è posto a 8 km di profondità sotto la crosta terrestre.
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il parco nazionale dello Yellowstone negli Stati Uniti è noto per i suoi numerosi Geysers, ma sopratutto per la presenza del supervulcano, uno dei pochi oggigiorno ancora attivo, che occupa ben 1/3 dell’intera superficie del parco dello Yellowstone. Il supervulcano dello Yellowstone misura circa 70 km di lunghezza, 30 km di larghezza ed è posto a 8 km di profondità sotto la crosta terrestre.<span id="more-576"></span></p>
<p>Inanzitutto dobbiamo evidenziare il fatto che i supervulcani non sono direttamente visibili dalla superficie del territorio, infatti non hanno la classica struttura a montagna, ma bensì si tratta di un enorme cratere collassato sotto terra, con un’enorme bolla di magma e roccia fusa pronta a saltare in aria con un’enorme eruzione esplosiva.</p>
<p>Questo spiega come mai questa tipologia di vulcani siano difficili da individuare, tuttavia altri vulcani di tali dimensioni sono stati individuati sul pianeta uno dei quali vicino a Napoli noto come Campi Fregrei.</p>
<p>Un altro vulcano di tali proporzioni ed è la caldera del Toba presente in Indonesia, l’ultima sua eruzione avvenne circa 74000 anni fa, secondo gli scenziati provocò un raffreddamento a livello globale di circa 5°C, abbastanza per produrre l’estinzione di molte specie viventi, secondo alcuni scenziati quest’ultima mega eruzione che avvenne fu di tale portata da giungere quasi a spazzare via  ogni specie vivente dalla faccia della terra, uomini compresi.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/untitled.bmp"><img class="alignnone size-medium wp-image-2825" alt="untitled" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/untitled.bmp" /></a></p>
<p>Oggi è stato calcolato che il vulcano dello Yellowstone erutta ogni circa 600000 anni, l’ultima grossa eruzione avvenne circa 640000 anni fa, dunque nulla escude che in un prossimo futuro l’uomo possa vedere un’eruzioni tra le più colossali che si possano verificare sulla terra, si tratterebbe di un’evento che secondo alcuni scenziati potrebbe verificarsi in un futuro neanche molto lontano, ossia entro il 2074.</p>
<p>Le conseguenze sarebbero di enorme portata, sopratutto a livello climatico e ambientale.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/supervolcano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2820" alt="supervolcano" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/supervolcano-300x221.jpg" width="300" height="221" /></a></p>
<p>Se il supervulcano dello Yellowstone dovesse eruttare, verrebbe sprigionata un energia paragonabile a quella di un’impatto cometale di grosse proporzioni, migliaia di chilometri cubici di ceneri, gas e roccia verrebbero sparati nell’atmosfera ricadendo in abbondanza per giorni su quasi tutto il Nord America, mentre parte delle ceneri giungerebbero fin sul continente Euro-Asiatico per mezzo della circolaziona atmosferica.</p>
<p>Grossissime quantità di ceneri e polveri raggiungerebbero la stratosfera oscurando il sole per anni sull’intero pianeta, la terra entrerebbe in quello che viene definito il lungo inverno nucleare.</p>
<p>Alcuni esperti temono che in un futuro neanche lontalo il supervulcano potrebbe tornare a eruttare riportando l’umanità e moltissime altre speci viventi sull’orlo dell’estinzione.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/super_intro_425x275.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2821" alt="super_intro_425x275" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/super_intro_425x275-300x194.jpg" width="300" height="194" /></a></p>
<p>Ma come gli scenziati possono prevedere una futura eruzione del supervulcano?</p>
<p>Come detto il supervulcano dello Yellowstone, oltre a quella di un’eventuale impatto cometale, oggi rappresenta forse la principale minaccia per l’umantà poichè è oramai accertato che potrebbe eruttare da un momento all’altro, sia dal unto di vista statistico che strumentale.</p>
<p>Negli ultimi anni le scosse sismiche nella zona vanno intensificandosi mentre la bolla sovrastante la caldera si sta gonfiando a tal punto che il lago dello Yellowstone ha inondato a più riprese aree prima asciutte, tutto questo potrebbe tradursi in un imminente risveglio del supervulcano secondo molti scenziati.</p>
<p>Tuttavia non tutti gli scenziati sono concordi nel corfermare l’evata probabilità che eruzioni di colossale portata possano verificarsi in un prossimo futuro, malgrado vi siano prove geologiche che eruzioni simili si siano già verificate in passato, la presenza di magma “congelato” ossia raffreddatosi nel corso dei millenni, sotto i supervulcani da tempo estinti in Siera Nevada, in Calofornia, fa pensare che le eruzioni più colossali siano molto nettamente meno probabili rispetto a quanto si tenda a pensare.</p>
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		<title>Effetti di un&#8217;eruzione vulcanica sul clima</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 16:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Scolari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[ceneri]]></category>
		<category><![CDATA[eruzione vulcanica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[filippine]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[pinatubo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il clima è un complesso meccanismo in continua evoluzione regolato da molti fattori combinati, uno di questi fattori sono le eruzioni vulcaniche che nella storia climatica hanno favorito periodi particolarmente caldi che caratterizzarono le grandi ere interglaciali durante le quali l'attività vulcanica era nettamente superiore a quella attuale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il clima è un complesso meccanismo in continua evoluzione regolato da molti fattori combinati, uno di questi fattori sono le eruzioni vulcaniche che nella storia climatica hanno favorito periodi particolarmente caldi che caratterizzarono le grandi ere interglaciali durante le quali l’attività vulcanica era nettamente superiore a quella attuale. Questo contribuì ad una maggior emissione dei gas serra nell’atmosfera con conseguente riscaldamento del clima, nulla comunque a che <span id="more-467"></span>vedere con l’attuale aumento della concentrazione di CO2  nell’atmosfera poichè allora le concentrazioni di CO2 aumentarono di alcuni punti percentuali con effetti nettamente maggiori sul nostro clima terrestre.</p>
<p>Oggi ci troviamo all’interno di un periodo, geologicamente parlando, tranquillo, con un’attività vulcanica decisamente minore rispetto a 200 milioni di anni fa, tuttavia si assiste di tanto in tanto a grosse eruzioni vulcaniche che talora possono produrre effetti piuttosto diretti sul clima, sopratutto se le eruzioni sono di tipo esplosivo.</p>
<p>Inanzitutto dobbiamo far luce sul fatto che vi sono varie tipologie di attività eruttive:</p>
<p>Tipo Hawaiano: le eruzioni non dipendono direttamente dai movimenti delle placche tettoniche, ma dalla risalita del magma dai pennacchi fino ai punti caldi, la lava che ne fuoriesce risulta molto basica, di conseguenza molto fluida, producendo edifici vulcanici con deboli pendenze lungo i versanti. Tipo Islandese: avvenendo attraverso lunghe fenditure la lava si presenta basica o ultrabasica e tendono a formare altipiani basaltici. Tipo stromboliano: si manifestano attraverso colate di magma basaltico, si tratta di eruzioni durature ad intervalli regolari di fontane di lava e brandelli di lava che possono raggiungere centinaia di metri di altezza. Tipo vulcanico: si tratta di eruzioni esplosive nel corso della quale vengono emesse grosse e improvvise fuoriuscite di lava e nubi di gas cariche di ceneri, tali eruzioni possono produrre la rottura della camera magmatica e bocche laterali alle pendici del vulcano principale.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/pericolo-di-una-colossale-eruzione-sul-vulcan-L-_UM83D.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2844" alt="pericolo-di-una-colossale-eruzione-sul-vulcan-L-_UM83D" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/pericolo-di-una-colossale-eruzione-sul-vulcan-L-_UM83D-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a></p>
<p>Tipo vesuviano: le eruzioni avvengono in maniera analoga a quelle del tipo vulcanico ma con l’unica differenza che l’esplosione iniziale può essere tanto violenta da svuotare gran parte della camera magmatica, la lava fuoriesce dalle zone più profonde a grandissime velocità dissolvendosi in minuscole goccioline. Anche in questo caso si assiste all’emissione di grosse nubi di ceneri che possono oscurare la luce del sole. Tipo peleano: sono tra le eruzioni più pericolose e vuolente, l’eruzione avviene per mezzo di grosse nubi di gas e lava polverizzata e bombe vulcaniche, mentre l’eruzione si conclude con il collasso dell’edificio vulcanico. I vulcani di questo genere hanno la forma tipicamente conica. Tutti conosciamo bene l’eruzione del monte Pinatubo nelle Filippine che avvenne nel giugno del 1991 dopo circa 5 secoli di inattività.</p>
<p>Gratie alle corrette previsioni dell’eruzione furono fatte evaquare decine di magliaia di persone dall’area circostante il vulcano salvando così moltissime vite, malgrado ciò l’area subì molti danni a seguito della ricaduta delle ceneri e dalle frane di ceneri depositate a seguito dalle pioggie che seguirono l’eruzione. Migliaia di abitazioni furono distrutte anche dalle colate laviche.</p>
<p>L’eruzione inietto un’enorme quantità di gas e ceneri nella stratosfera, fu l’eruzione più volenta del ventesimo secolo, dopo quella del monte Krakatoa che avvenne nel 1883.</p>
<p>Le aerosol formarono uno strato di acido solforico che filtravano la luce solare nei mesi successivi, producendo un lieve calo delle temperature globali, con una media di circa mezzo grado Celsius e il buco dell’ozono crebbe notevolmente durante i mesi invernali e primaverili.</p>
<p>Dalle seguenti immagini possiamo notare lo strato di aerosol che filtrarono la luce solare, il calo termico riguardo principalmente le aree equatoriali. Oggi si conoscono abbastanza bene quali possono gli effetti principali sul clima di un’importante eruzione vulcanica, tuttavia vi sono vari fattori da prendere in considerazione: la latitudine dove avviene l’eruzione come l’intensità e dalla durata dell’eruzione stessa.</p>
<p>Gli effetti maggiori si manifestano quando l’eruzione è tale da iniettare gas e ceneri all’interno della stratosfera, dato che la circolazione delle stratosfera presenta un’andamento pressochè orizzontale, permette un mentenimento più duraturo delle particelle leggere che reesistono più a lungo alla forza di gravità terrestre permettendo, in questo modo il crearsi di uno strato in grado di filtrare maggiormente i raggi solari, aumentandone di conseguenza l’effetto albedo nei confronti della luce solare.</p>
<p><a href="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/Massive-Ongoing-Super-Volcano-Eruption-In-Chile.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2843" alt="Massive-Ongoing-Super-Volcano-Eruption-In-Chile" src="http://www.climameteo24.com/wp-content/uploads/2009/04/Massive-Ongoing-Super-Volcano-Eruption-In-Chile-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Lo spessore così come gli effetti dello strato filtrante delle particelle sospese tenderanno gradualmente a diminuire nell’arco dei mesi successivi all’eruzione, molto dipende ifatti dall’intensità e dalla durata dell’eruzione vulcanica.</p>
<p>Infatti sia l’intensità che la durata dell’evento definiscono la quantità di gas e ceneri che possono raggiungere la stratosfera.</p>
<p>Non da meno importanza la tipologia dell’eruzione, infatti le eruzioni che possono comportare effetti più diretti e significativi sul clima sono le eruzioni di tipo esplosivo (vulcanico, vesuviano e peleano) poichè possono emettere grosse e improvvise quantità di gas e ceneri all’interno della stratosfera trattandosi di eruzioni piuttosto violente.</p>
<p>Come detto precedentemente anche la latitudine dove avviene l’eruzione ha una centa importanza nel definire gli effetti che questa può comportare sul clima, infatti se un eruzione vulcanica può produrre un lieve calo delle temperature medie su scala globale, non vuol dire che il clima tenda a raffreddarsi a tutte le latitudini.</p>
<p>Si è infatti potuto constatare che in genere le grosse eruzioni vulcaniche che avvengono nei paesi tropicali favoriscono un raffreddamento del clima generalmente lungo l’equatore, anche grazie ad un’intensificazione dei monsoni, mentre gli effetti alle medie latitudini possono essere quelle di favorire un’incremento delle temperature.</p>
<p>Infatti le eruzioni come il Pinatubo o El Chicon hanno favorirono in Europa e nel Nord America, periodi generalmente più miti poichè la riduzione dello strato di ozono favorì un raffreddamento della stratosfera all’interno del vortice polare con conseguente intensificazione del venti Zonali, grazie ad un’oscillazione Artica e Nord Atlantica generalmente positiva.</p>
<p>Viceversa le eruzione più significative e potenti che avvennero alle alte latitudini, favorirono in passato estati più fresche e inverni più freddi in tutto l’emisfero, mentre alle basse latitudini si assestette ad un’indebolimento dei monsoni con conseguente clima tendenzialmente più caldo.</p>
<p>Una spettacolare eruzione vulcanica di tipo esplosiva è intanto in corso da settimane nel Sud dell’Alaska sul monte Redoubt.</p>
<p>Il vulcano è alto circa 3100 metri di quota e fortunatamente è situato in un’area poco popolata, situato a circa 200 km da Anchorage, la principale città dell’Alaska.</p>
<p>Attualmente il vulcano ha emesso a più riprese enormi quantità di gas e ceneri all’interno della stratosfera fin verso i 20 km di altezza.</p>
<p>L’ultima volta il vulcano restò attivo dal dicembre 1989 all’aprile del 1990, in quell’occasione le ceneri caddero per molte settimane su Anchorage e sui villaggi limitrofi.</p>
<p>Vale la pena di seguire gli effetti che quest’ultima eruzione (ancora in corso) potrà procurare sul clima in un prossimo futuro, seguire l’andamento vulcanico globale resta sempre un fattore di notevole importanza al fine di poter definire l’andamento climatico su scala planetaria.</p>
<p>Flavio Scolari</p>
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